In vista del Consiglio europeo che riunirà a Bruxelles, tra oggi e domani, i capi di Stato e di governo dei Paesi membri dell’Unione europea, si è svolto il consueto Vertice tripartito tra le alte cariche delle istituzioni e le parti sociali europee. Al centro dell’incontro, gli investimenti necessari a rafforzare l’economia europea e la riduzione delle dipendenze strategiche.
A rappresentare la Commissione europea e il Consiglio europeo c’erano i due presidenti Ursula von der Leyen e Antonio Costa, mentre per il Consiglio dell’Unione europea – la cui presidenza di turno è detenuta in questo semestre da Cipro – era presente il presidente della Repubblica cipriota Nikos Christodoulides. Per le parti sociali, hanno partecipato all’incontro Frederik Persson, presidente di BusinessEurope, in rappresentanza dei datori di lavoro, ed Esther Lynch, segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati.
Già durante il meeting informale di Alden Biesen del Consiglio europeo, i leader avevano assunto l’impegno di completare il mercato unico e rilanciare la competitività, in linea con le indicazioni contenute nei rapporti Letta e Draghi. In questo contesto, il coinvolgimento di datori di lavoro e lavoratori è considerato essenziale. Da qui il senso del vertice, significativamente intitolato “Investimenti per un’economia europea dinamica e posti di lavoro di qualità”.
Von der Leyen ha fatto notare l’interconnessione tra le grandi crisi globali in corso, su tutte la nuova guerra nel Golfo e la crisi climatica, proponendo misure di sostegno a breve termine per le categorie più a rischio e rafforzando l’indipendenza europea “grazie all’eliminazione graduale delle importazioni di combustibili fossili instabili”. Seguendo l’allerta fatta presente dalla presidente della Commissione, Costa ha elencato i settori in cui l’Unione europea ha bisogno di investire per affrontare le dipendenze strategiche, proteggere i cittadini e garantire prosperità e posti di lavoro di qualità: competenze, istruzione e alloggi accessibili.
Perché tali traguardi possano essere raggiunti non deve mai mancare il dialogo sociale. A tal proposito, Christodoulides ha evidenziato i risultati ottenuti in patria dove, da quando il lavoro governativo è compiuto fianco a fianco con le parti sociali, si è raggiunto un tasso di occupazione dell’81,3% e una disoccupazione al 4,4%, il livello più basso dalla crisi del 2008.
“Per creare un’economia dinamica con posti di lavoro di qualità in Europa, le imprese necessitano di un mercato unico più integrato e di costi energetici meno volatili e più bassi, oltre a una minore pressione normativa”, ha dichiarato Persson, mettendo la pulce nell’orecchio ai leader europei, nella speranza che giungano a decisioni definitive nel corso di questo Consiglio europeo e non scelgano di ritardare ulteriormente.
Lynch ha rilanciato ulteriormente il dibattito, riaprendo un capitolo accantonato ad Alden Biesen: quello degli Eurobond. “Affrontare le sfide economiche, sociali e geopolitiche odierne richiede un importante salto negli investimenti pubblici a livello europeo, anche attraverso strumenti comuni come gli Eurobond”, ha dichiarato. “Ciò deve andare di pari passo con una solida politica industriale europea e un approccio Made in Europe che crei posti di lavoro di qualità basati su salari equi e forti diritti dei lavoratori”.
Le parti sociali europee hanno quindi ribadito l’urgenza di agire per adottare misure concrete che attraggano gli investimenti necessari a sostenere un’economia dinamica e un’occupazione di qualità.
“Rafforzare investimenti e occupazione richiede il miglioramento delle condizioni generali per gli investimenti, nonché un Quadro finanziario pluriennale all’altezza degli obiettivi politici dell’Unione, compresi occupazione, competenze e coesione sociale”, hanno dichiarato, sottolineando il ruolo cruciale del Fondo sociale europeo e del Fondo europeo per la competitività.

